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Industria 4.0 e PNRR

Mag 27, 2021 | Trasformazione digitale

Il PNRR e il Piano di Transizione 4.0 rappresentano una grande opportunità sia per gli enti pubblici che per le industrie private. La prima Missione, denominata “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” riguarda, infatti, tutti gli aspetti di innovazione e rilancio relativi alla digitalizzazione ed è in questo contesto che prende vita il c.d. Piano di Transizione 4.0, che prevede ingenti incentivi attuati attraverso il credito d’imposta. Si tratta di un’evoluzione del piano del 2017 Industria 4.0, rispetto a cui si riscontrano subito importanti differenze:

  • il riconoscimento del credito sul biennio 2021-2022, così da consentire alle imprese la realizzazione di una programmazione d’investimento più stabile;
  • l’aumento delle percentuali di credito e dell’ammontare massimo di investimenti incentivati;
  • l’estensione degli investimenti immateriali agevolabili;
  • l’ampliamento dell’ambito di imprese potenzialmente beneficiarie attraverso appositi crediti fiscali variabili in base all’ammontare dell’investimento, compensabili con debiti contributivi e fiscali.

Nel PNRR stesso si precisa che queste innovazioni «sono finalizzate a compensare almeno in parte l’incertezza del quadro macroeconomico post-pandemico, sostenendo le imprese che investono per innovare/digitalizzare i propri processi produttivi. L’aumento di produttività e la maggiore efficienza conseguiti da queste imprese contribuiranno ad aumentare la competitività e la sostenibilità delle filiere produttive in cui queste sono integrate, con positive ricadute sull’occupazione». Tre, quindi, le diverse tipologie di credito per: beni capitali; formazione alla digitalizzazione; ricerca, sviluppo e innovazione.
Nello specifico, dunque, entrano in gioco tre differenti tipologie di credito per:

  1. beni capitali;
  2. ricerca, sviluppo e innovazione;
  3. attività di formazione alla digitalizzazione e di sviluppo delle relative competenze.

La Missione 1 prevede uno stanziamento di 49,2 miliardi, di cui 40,7 dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 8,5 dal Fondo, con l’obiettivo di sostenere l’innovazione del sistema produttivo e promuovere la trasformazione digitale nel nostro Paese.
Attraverso gli investimenti previsti sarà possibile, infatti, fornire la banda ultra-larga e le connessioni veloci a tutto il Paese, avviare il Piano Italia 5G, incentivare l’adozione di competenze digitali e tecnologie innovative nel settore privato e rafforzare le infrastrutture digitali nella PA attraverso la migrazione al cloud.

Il settore privato

Per le imprese private sono previsti incentivi fiscali significativi per crediti volti a favorire maggiori investimenti nelle PMI, la diffusione delle reti ultraveloci entro il 2030 e contributi per gli investimenti in macchinari, impianti e attrezzature per produzioni di avanguardia tecnologica.

Il settore pubblico

La Componente 1 della Missione 1 prevede per la Pubblica Amministrazione una vera e propria strategia basata su:

  • il supporto alla migrazione al cloud, attraverso la creazione di un’infrastruttura nazionale capace di assistere le amministrazioni locali durante l’intero percorso;
  • l’interoperabilità tra dati delle diverse amministrazioni;
  • la digitalizzazione dei processi interni e delle procedure/interfacce utente dedicate a imprese e cittadini;
  • la creazione di servizi digitali ad hoc per i cittadini quali domicilio digitale, pagamenti, notifiche;
  • il rafforzamento delle competenze digitali dei cittadini e del perimetro di sicurezza informatica del Paese;
  • interventi di riforma della PA in termini di competenze, innovazione e semplificazione dei procedimenti amministrativi e interventi di riforma della giustizia con investimenti nella digitalizzazione e nella gestione del carico pregresso di cause civili e penali.

Se da un lato quindi si lavora alla costruzione della cosiddetta infrastruttura digitale snellendo le procedure attraverso il processo “once only”, dall’altro vengono estesi i servizi ai cittadini, adeguando i processi agli standard condivisi della UE e migliorandone l’accessibilità.

È la Legge di bilancio, all’art.1, a stabilire le modalità di applicazione dei crediti del 2021. Le agevolazioni sono cumulabili con altri finanziamenti, sia regionali e nazionali che europei. Gli incentivi, inoltre, previsti per il triennio 2020-2023 dovrebbero coprire anche gli investimenti fatti a partire da novembre 2020 per tutto il 2022, con consegna dei beni fino a giugno 2023.
Le opportunità previste dal piano sono, insomma, di grande interesse per le aziende italiane. L’auspicio è che sia il settore privato che quello pubblico siano pronti ad accogliere e favorire i processi di digitalizzazione e che il Governo, dal canto suo, semplifichi la comunicazione sulle effettive modalità di fruizione, talvolta ancora poco chiare soprattutto per i non addetti ai lavori.